...queste tecniche devono essere usate e sviluppate tenendo conto di due aspetti importanti :
Se ci prendessimo un po' di tempo per considerare questi punti, ci accorgeremmo che alcune tecniche usate in passato non sono le più sicure, le più efficaci o le più orientate verso la protezione dei feriti. Diamo ora un'occhiata ad alcune tecniche che si sono evolute o che sono ormai obsolete.
Se è stata provata, il tempo richiesto per
stabilizzare un veicolo è minimo, ma i potenziali vantaggi che ne conseguono possono essere enormi.
Come tutti noi sappiamo, la stabilizzazione è "la piattaforma" su cui noi costruiamo
l'intera estricazione, è il primo passo per prendere il controllo del veicolo.
La stabilizzazione “base” del veicolo è qualcosa che non dovrebbe più essere trascurata.
Se non ci prendiamo il tempo necessario per
eseguirla in modo corretto fin dall’inizio, è molto probabile che questo ci complicherà le cose in
seguito durante il lavoro. Uno dei cambiamenti più importanti che le automobili moderne presentano è
il telaio, che viene costruito come un corpo unico. Le autovetture non sono più costruite in rigide
sottostrutture differenziate come avveniva in passato. Oggi le sottostrutture sono parte integrante
del veicolo, così, se iniziamo l’intervento tagliando il tetto di una vettura non stabilizzata che ha
un danno strutturale, esiste la possibilità che avvenga una reazione dinamica che
può anche peggiorare l’intrappolamento delle persone all’interno del veicolo.
Realizzando invece una buona stabilizzazione
del veicolo già dall’inizio delle operazioni, eliminiamo questa reazione di forza.
Non cerchiamo di colpire e sfondare con le punte del divaricatore per creare un punto in cui
inserirci e cominciare ad allargare. La
tecnica del "Fender Squeeze" è un ottimo sistema per creare punti
di inserimento per divaricatore e cesoie, basta comprimere con il divaricatore la zona immediatamente
sopra la ruota anteriore e il cofano della vettura, otterremo così una fessura tra la portiera e la
parte anteriore del veicolo in cui lavorare con il divaricatore o le cesoie.
Dopo aver stabilizzato, consideriamo il modo in cui creiamo i punti iniziali di inserimento per il divaricatore, quando procediamo all’asportazione di una portiera. Ancora prima di cominciare a togliere una portiera, chiediamoci sempre se sia necessario farlo. In molti paesi, è ormai pratica comune lasciare le porte al loro posto se non c’è stato un urto significativo nella zona del cruscotto/volante o se le gambe della vittima non sono intrappolate. Il tetto viene semplicemente rimosso o piegato verso l’avanti dell’automobile e la vittima viene estratta dritta verso la parte posteriore del veicolo con l’aiuto di una tavola rigida come la tavola spinale.
Se si deve creare un punto di apertura per rimuovere una portiera, tenete bene a mente che i giorni in cui si colpiva con le punte del divaricatore nella fessura tra le portiere, per creare un punto in cui cominciare ad allargare, sono passati, o almeno dovrebbero esserlo.
Usare questa tecnica trascura completamente le esigenze della vittima.
Solamente il rischio di attivare per caso un sistema di protezione laterale dovrebbe rendere evidente perché ciò sia assolutamente da evitare.
Inoltre, l’altro aspetto fondamentale a cui dobbiamo sempre rapportarci, è quello delle condizioni di salute della persona intrappolata. Ogni movimento laterale che noi provochiamo, può compromettere gravemente le condizioni della colonna vertebrale, anche se il collare cervicale ed il KED sono già stati posizionati.
Un’altra ragione per cui si dovrebbe evitare di battere con le punte del divaricatore sul fianco dell’automobile, deriva semplicemente dal fatto che esistono molte altre alternative più sicure per creare un punto d’inserzione. La compressione della zona del parafango (Fender-Squeeze, come abbiamo già detto) o semplicemente usare un palanchino o un piede di porco per creare una piccola apertura dove poter inserire le punte del divaricatore, tutto con maggiore controllo dei movimenti.
Usare il divaricatore per arrivare ed esporre le cerniere della portiera, ed in seguito tagliarle, dà al soccorritore più controllo nell’operazione di rimozione dello sportello e aiuta inoltre ad evitare inneschi involontari di dispositivi di protezione.
Una volta creato il punto d’inserzione, il passo successivo è la tecnica di rimozione della porta. Iniziare la rimozione dal lato delle cerniere anziché dal lato maniglia sta diventando sempre più popolare tra i soccorritori. Nelle vetture moderne, il montante centrale è l’ubicazione più comune dei meccanismi di protezione laterale, airbag e pretensionatori delle cinture di sicurezza. Usare il divaricatore per scoprire le cerniere e quindi tagliarle, dà maggior controllo nell’operazione ed evita inneschi involontari dei dispositivi di protezione dell’auto.
Divaricare per strappare le cerniere crea più probabilità di andare incontro a rotture inaspettate e pericolose, in particolare nei camion e mezzi pesanti dove le porte sono grandi e pesanti.
Perché dovremmo cominciare ad usare questa tecnica che implica il taglio delle cerniere, quando le abbiamo sempre strappate?
Ci sono un paio di valide ragioni, una è semplicemente perché possiamo farlo.
La seconda è perché in molti casi strappare implica molto più tempo, specialmente quando gli strati di lamiera iniziano a strapparsi in modo inaspettato, allungandosi e sfilacciandosi.
Un ulteriore svantaggio è che si possono creare movimenti del veicolo malgrado un’adeguata stabilizzazione.
Non dimentichiamo poi di considerare l'esistenza di vari sistemi passivi di sicurezza, quali airbag laterali, spesso installati dentro le portiere. La rimozione delle porte iniziando dalle cerniere, rimuove il rischio di inneschi improvvisi, dal momento che i cavi sono tranciati, inoltre l’operatore si trova in una posizione di sicurezza all’esterno della portiera stessa.
C’è un altro motivo per cui è preferibile lavorare all’esterno della porta: non ci troveremo tra la porta aperta e il veicolo mentre proviamo a far saltare le cerniere, dopo aver forzato l’apertura della porta con il divaricatore.
Quando siamo in questa posizione, siamo ovviamente esposti all’azione di eventuali airbag laterali inesplosi montati sul fianco dei sedili.
Ovviamente, prima di procedere al taglio delle cerniere, è necessario verificare che l’utensile che
stiamo usando sia adatto a questo tipo di impiego.
La quasi totalità delle vecchie cesoie e in qualche caso perfino quelle più moderne,
non possono essere usate sui materiali duri che costituiscono le cerniere degli sportelli senza
andare incontro a rischi di rottura delle lame!
Ma oggi sono presenti sul mercato mondiale attrezzature in grado di sezionare le cerniere in completa sicurezza.
Le due tecniche più usate sono il
"dash roll" (ruotare/rovesciare il cruscotto), eseguibile con un pistone e
il "dash lift" (sollevare il cruscotto)
, eseguibile con il divaricatore.
Ora abbiamo tolto le portiere e immaginiamo che ci sia stata una forte deformazione del cruscotto che ha intrappolato gravemente le gambe del conducente. In passato, la prima cosa che avremmo tentato di fare, era di impiegare le catene sul divaricatore.
L’utilizzo degli adattatori montati sulle punte del divaricatore che tirano una catena avvolta sul piantone dello sterzo, è una tecnica molto conosciuta ed è stata usata spesso, soprattutto in tempi in cui i martinetti idraulici non erano molto diffusi.
Tuttavia, questa tecnica impone alti livelli di rischio e molto poco controllo dei movimenti e delle reazioni delle parti deformate del veicolo. Il rischio di spezzare un piantone dello sterzo è aumentato esponenzialmente con l’arrivo dei nuovi design dei veicoli a trazione anteriore (molto meno diffusi di quelli a trazione posteriore negli U.S.A. ndr).
La maggior parte dei veicoli a trazione anteriore presenta un giunto lungo l’albero dello sterzo e agendo con le catene, c’è il rischio di romperlo e di andare a colpire la nostra inconsapevole vittima. Il rischio di spezzare questo giunto è ancora aumentato con l’arrivo di tutti i sistemi di regolazione dell’altezza del volante, che ormai è da considerare standard in molti veicoli.
Il messaggio è: evitare questa tecnica ad ogni costo
In alcuni paesi, a causa di alcuni incidenti verificatisi durante le operazioni di soccorso, sono state definitivamente classificate come tecniche non più autorizzate.
Così, se non si può più usare il divaricatore con le catene quando il cruscotto ed il volante si sono spostati, cosa potremo usare per allontanarli dalla vittima?
Entrambi daranno al soccorritore un ampio margine di controllo dei movimenti durante le operazioni.
Teniamo bene a mente, se stiamo eseguendo la tecnica del "dash roll" (ruotare/ribaltare il cruscotto), che la sequenza di posizionamento del pistone prima di eseguire il taglio di "scarico" (taglio che serve ad indebolire la struttura dell’abitacolo dell’auto e che permette il rovesciamento del cruscotto da parte dei pistoni. ndr), è diventata sempre più importante.
Ciò che si è potuto osservare direttamente, è che nei veicoli moderni ci sono alte probabilità di avere dei movimenti verso il basso a seguito del taglio di "scarico" eseguito alla base del montante anteriore. Se la nostra vittima è intrappolata dal volante o dal cruscotto, ovviamente dobbiamo evitare qualsiasi ulteriore movimento verso il basso.
Per contenere questo problema, è necessario che il pistone venga posizionato prima che il taglio di "scarico" venga fatto.
Con il pistone in posizione, ogni movimento verso il basso o verso il paziente è scongiurato e dopo aver tagliato, si può iniziare a spingere.
In alcuni paesi del Nord Europa, dove la densità del traffico è molto elevata, l’approccio standard è quello di posizionare un pistone in basso al centro del veicolo, tra i due sedili anteriori sotto al cruscotto, come prima cosa, ancora prima di rimuovere le portiere.
Strappiamo via l’interno della carrozzeria o i coperchi
che rivestono i montanti internamente prima di tagliarli con le cesoie.
Se lo facciamo, saremo immediatamente in grado di individuare ogni bombola degli airbag ed evitare
così di tagliarla accidentalmente.
Con i sistemi di protezione dagli impatti laterali, siamo chiamati a rispondere ad alcune complicazioni che non troviamo quando si tratta invece degli airbag per gli urti frontali.
La differenza principale è la velocità alla quale questi airbag devono essere gonfiati. Questo in ragione del fatto che c’è uno spazio molto ridotto tra l’esterno dell’automobile e l’occupante in un urto laterale. Ciò significa che il gonfiaggio di questi airbag deve essere molto più veloce rispetto a quelli frontali e per rendere tutto questo possibile, le case produttrici, fanno uso di riserve di gas in pressione che viene rilasciato al momento dell’impatto.
Queste piccole bombole di gas, si possono trovare in molti posti, e specialmente all’interno dei
montanti e dei laterali del tetto, proprio dove noi dobbiamo tagliare per rimuovere o per piegare il
tetto della vettura.
Tagliare senza guardare, significa andare in contro ad una probabilità abbastanza alta di tagliare un contenitore di gas con 2900-4350 psi (200-300 bar) di gas compresso al suo interno.
Sfortunatamente noi non possiamo smettere di tagliare le strutture di cui abbiamo parlato, e le case automobilistiche continueranno ad equipaggiare le macchine di sistemi come questi, quindi, sarebbe buona norma agire con cautela e iniziare a tagliare usando come metodo quello di “scoprire ed investigare”. E poi questo non aumenta di così tanto il tempo complessivo delle operazioni di estricazione, in fondo si tratta solo di rimuovere le parti interne del montante per individuare il miglior punto dove tagliare.
Questa è la fine di questo veloce giro panoramico sui differenti aspetti in cui le tecniche di estricazione stanno cambiando (o per lo meno dovrebbero) o stanno diventando obsolete. Spero che potrete trovare queste informazioni utili e che vi potranno aiutare nel vostro lavoro di tutti i giorni durante i vostri interventi.
Aggrapparsi al passato significa semplicemente non assicurarsi che ciò che stiamo facendo sia la cosa più sicura, più pratica e che l’estricazione nel suo complesso non sia quella più efficace.
Essere coinvolti in un incidente, è un evento traumatico. Il minimo che possiamo fare per chi si trova ad affrontare questa terribile prova è di fare il meglio possibile e di farlo in modo professionale.
Brandon Morris
Brandon Morris è un paramedico impiegato presso il centro "Consultation and Training Manager for Holmatro Rescue Equipment".
Le sue responsabilità comprendono corsi di formazioni a tutti il livelli per gli utilizzatori dei prodotti Holmatro e per i rivenditori presenti a livello mondiale. Corsi di formazione riguardanti "attività mirate al miglior soccorso" e anche la ricerca sulle tecniche di soccorso per far si che Holmatro possa sempre avere le risposte giuste alle future esigenze dei soccorritori nell’ambito del loro lavoro.
18 Agosto 2005