Con questi due
titoli, tocchiamo questa volta un argomento molto vasto, che nel corso degli ultimi
anni ha preso sempre più importanza nell'ambito della professione dei Vigili
del Fuoco di tutto il mondo, tanto dal punto di vista operativo, che da quello
legato alla formazione.
L'esigenza di approfondire questi temi, col passare del tempo, ha generato una
serie di studi, di tecniche operative, di accorgimenti, di comportamenti, che hanno
tutti un unico comune obiettivo: spegnere un incendio sviluppatosi in un luogo
chiuso o semi-chiuso, con efficacia e con la massima attenzione alla sicurezza del
personale coinvolto nelle operazioni di spegnimento e di salvataggio.
Attacco offensivo all'incendio è la traduzione che potrebbe avvicinarsi maggiormente alla definizione originale in lingua svedese, poi tradotta/adattata dagli anglosassoni in 3D Fire fighting.
Tratteremo quindi una alla volta, tutte le parti che costituiscono l'insieme
dell'argomento, partendo dalle origini "storiche" e dalle prime
intuizioni in merito ai rischi e alle tecniche impiegate, fino ad arrivare ad
aspetti più pratici: attacco dall'esterno, controllo
della temperatura, raffreddamento delle superfici,
raffreddamento dei gas e per ultimo, l'utilizzo
dell'acqua come agente estinguente gassoso.
Aspetti questi, tutti strettamente collegati all'impiego di lance di concezione
moderna e alle loro tecniche di utilizzo.
|
|
|
|
Ogni anno nel mondo molti pompieri perdono la vita confrontandosi con diversi
fenomeni fisico/chimici in occasione di interventi in incendi in spazi
confinati.
Nei primi anni '70, due "fire engineers" svedesi (ingegneri civili
specializzati in ambito della sicurezza anti-incendio), Kristers
Giselsson e Matt Rosander, iniziarono a diffondere idee
innovative in merito a metodi e soluzioni in fatto di estinzione di incendi.
Giselssom e Rosander erano in effetti precursori del loro tempo e anticiparono
concetti che ora stanno alla base delle tecniche operative moderne.
Purtroppo però non molti prestarono attenzione al loro lavoro in quel periodo. In
effetti non fu che a partire dal 1986, quando due Vigili del Fuoco di Stoccolma
persero la vita cadendo vittime di un flash-over, che nelle varie
caserme di pompieri si cominciò ad ascoltare veramente ciò che avevano da dire i
due ingegneri.
Fu così che le prime vere procedure operative comparvero.
L'Agenzia Nazionale del Servizio di Soccorso Svedese (Swedish Rescue Service Agency,
Swedish Rescue
Training Centre) creò le prime regole su come dovrebbe essere strutturato tutto
il dispositivo di soccorso durante un intervento, con l'impiego di una o più
squadre equipaggiate con autorespiratori.
L'intervento vero e proprio non era regolato solo da fasi operative, ma si
svolgeva secondo aspetti importantissimi quali la sicurezza, le ore di lavoro,
carico psicologico e stress mentale, fino all'addestramento più idoneo.
Da qui, l'Agenzia Nazionale iniziò una collaborazione con il Corpo dei Vigili
del Fuoco di Stoccolma ed il primo simulatore "di attacco offensivo
all'incendio "(Offensive Fire Fighting, ndr), venne costruito e fu
realizzato con un semplice container da spedizioni.
Nello stesso tempo le persone impegnate in questo
progetto, realizzarono la prima FOG FIGHTER, un tipo di lancia
destinata a cambiare radicalmente la forma e l'utilizzo delle lance per i
pompieri, che poi divenne la più performante e conosciuta lancia da incendio a
livello prima europeo e poi mondiale.
L'innovazione proposta da questa lancia consisteva in un altissima portata
d'acqua (350-450 l/m) associata alla possibilità di produrre un getto
frazionato costituito da goccioline finissime. Tutto ciò aveva lo scopo di ridurre
la produzione (inevitabile) di vapore acqueo che si ha quando buttiamo acqua
sull'incendio (esponendoci ad alte temperature), ma anche nello stesso tempo di
essere molto efficace nel raffreddare i fumi e i gas di combustione surriscaldati
dall'incendio stesso.
Da qui si sviluppò in seguito la tecnica ormai molto conosciuta chiamata in inglese pulsing che noi chiameremo tecnica dei colpi di lancia, ma di questo tratteremo meglio in seguito.
Il nome "attacco offensivo all'incendio" venne dal fatto che fino a
quel momento, tutti i pompieri del mondo avevano più o meno lo stesso tipo
"difensivo" di approccio all'incendio, cioè, rimanevano fuori dallo
stabile in fiamme, gettando molta acqua all'interno per esempio attraverso una
finestra.
Il termine "3D" o "attacco tridimensionale"
venne invece da Paul Grimwood che lavorò molto alla diffusione
di questa tecnica in Europa e negli Stati Uniti.
In effetti, "attacco offensivo" deriva da una traduzione letterale dalla
lingua svedese e non sempre era comprensibile nelle altre lingue, così
Grimwood trovò più adatto il termine "3D".
Oggi, i Vigili del Fuoco di tutto il mondo conoscono e usano questa tecnica negli incendi, ma per essere preparati ed efficaci è necessario potersi formare e addestrare in scenari reali controllati e questo è possibile unicamente per mezzo dell'impiego dei simulatori di incendi in luoghi confinati.
|
|
|
|
|
|
L'attacco tridimensionale inizia appena prima di entrare in uno spazio chiuso o
semichiuso. Il personale intervenente è addestrato e preparato a riconoscere e a
interpretare eventuali pericoli come ad esempio il fenomeno di
flash-over anche prima di aver aperto la
porta.
Molti aspetti devono essere considerati:
Il prossimo passo, prima della prima
apertura è quello di verificare la temperatura della
porta scelta per il nostro ingresso.
Per fare questo, possiamo toccare direttamente la porta con la mano,
togliendoci un guanto e cercare prudentemente il contatto prima
nella parte bassa per poi risalire verso l'alto della porta. Un altro sistema
che noi riteniamo più pratico e sicuro, consiste nello spruzzare una piccola
quantità d'acqua direttamente sulla parte superiore della porta e, se
questa evapora istantaneamente si dovrà fare molta attenzione in quanto la
possibilità di imbatterci in un fenomeno di flash-over,
back-draft o di esplosione dei fumi aumenta
drammaticamente.
Teniamo conto del fatto che se la temperatura della porta è cosi elevata al punto da fare evaporare l'acqua istantaneamente, probabilmente nessuno potrebbe sopravvivere all'interno e quindi dobbiamo valutare bene i rischi a cui stiamo per andare in contro.
Se decidiamo che le condizioni rendono l'ingresso possibile, il primo operatore restando protetto dietro la porta, aprirà quest'ultima di soli 10-20 centimetri proprio per evitare di alimentare ulteriormente con aria fresca un ambiente che potrebbe essere prossimo ad un esplosione dei fumi e dei gas di combustione! Nello stesso tempo, l'operatore alla lancia getterà acqua all'interno verso l'incendio con il getto completamente aperto, fornendo almeno 300 l/min.
Questa fase in cui si deve aprire la porta e gettare acqua, verrà ripetuta più volte finché la temperatura dei gas di combustione sarà diminuita a tal punto da rendere ragionevolmente sicuro l'accesso nel locale interessato dall'incendio (approfondiremo questa tecnica di ingresso in seguito nel paragrafo intitolato: raffreddamento tramite acqua usata come "agente estinguente gassoso" ).
Una volta che gli operatori potranno entrare nel locale in fiamme, essi avranno
cura di mantenere chiusa la porta il più possibile dietro di sé, mantenendosi in
una posizione accovacciata o comunque molto bassa.
Una volta entrati, si dovrà provvedere nuovamente ad una valutazione generale della
situazione e la prima cosa da fare, sarà quindi di verificare la
temperatura dei gas caldi.
Questo si ottiene facilmente, spruzzando acqua dritto sul soffitto sopra di noi
stessi, proprio dove i gas caldi si stanno accumulando. Se si sente il rumore
dell'acqua che evapora o se vediamo che non ci sono gocce che ricadono in basso
(se lo schermo della nostra maschera si bagna o meno, ndr) allora sapremo che
saremo in una ambiente potenzialmente pericoloso.
In questo caso, la coppia di Vigili del Fuoco impegnati nell'attacco
all'incendio, deve prendere una decisione: o proseguire o abbandonare
l'attacco e retrocedere se le condizioni diventano troppo pericolose. Per poter
effettuare queste valutazioni e queste scelte operative, i Vigili del Fuoco devono
poter usufruire di un addestramento adeguato e di tutta la loro esperienza.
Tuttavia, tutti i Vigili del Fuoco e tutti i capi squadra dovrebbero sempre
chiedersi se i rischi a cui stanno per andare in contro siano proporzionati al
risultato delle loro azioni sull'intervento stesso.
Se gli operatori decidono di continuare l'intervento dopo la procedura di ingresso, questi dovranno anche continuare ad intraprendere delle azioni che hanno per scopo di evitare che l'incendio raggiunga le condizioni ideali per un flash-over (se non si è già verificato, ndr), che sarebbe per loro fatale.
Uno dei primi gesti da mettere in opera, consiste nel raffreddamento delle superfici.
Questo si può ottenere
spruzzando e bagnando direttamente le superfici che stanno bruciando per spegnere
le fiamme e per interrompere il fenomeno della pirolisi (pareti in
legno, tappezzeria, pittura e vernici...,ndr).
Questa tecnica viene anche chiamata in inglese "painting and
penciling" perché ricorda vagamente l'azione di
"pitturare" i muri ed il soffitto con un pennello.
Per questo tipo di tecnica si sceglierà un getto più stretto alla lancia con una
portata ridotta, giusto quanto basta per "bagnare" le superfici
interessate.
Se le condizioni dell'ambiente interessato dall'incendio sono invece in uno
stato più avanzato, saranno allora i gas caldi ad attirare tutta
la nostra attenzione.
Mentre le operazioni di ricerca e salvataggio continuano (in inglese "search
& rescue", ndr), gli operatori che sono penetrati all'interno dei
locali interessati dall'incendio, devono nello stesso tempo vedersela con i
gas super riscaldati che continuano ad accumularsi.
Ricordiamo ancora una volta che i gas caldi costituiscono il pericolo maggiore per
i Vigili del Fuoco e che questi possono cambiare repentinamente l'intero
sviluppo dell'incendio in pochi istanti verso un potenziale flash-over. Se
un flash-over si produce, è già troppo tardi.
In un incendio di un locale confinato (chiuso o semi chiuso), gli operatori devono
tempestivamente cercare di ridurre la temperatura dello strato di gas combustibili
presenti.
A differenza di quello che accade al momento del raffreddamento
delle superfici (surface cooling), in questa situazione non si dovrà
gettare acqua sulle superfici calde, ma si preferirà lasciare che
l'acqua evapori verso i gas di combustione e le fiamme, ma per poter
fare questo, è necessario disporre di una buona tecnica di lancia.
Parlando proprio di tecnica di lancia, ritorniamo anche a parlare del nuovo e
rivoluzionario metodo di lavoro sviluppato da Giselsson e
Rosander che cominciò veramente a diffondersi in combinazione con
l'utilizzo delle famose lance da incendio Fog Fighter, solo a metà degli anni
'80.
Al giorno d'oggi, sono presenti sul mercato vari modelli di lance da incendio
molto efficaci, come per esempio la TFT Ultimatic.
Le nuove lance oggi in commercio, forniscono con il loro getto nebulizzato, dimensioni migliori di ogni singola goccia d'acqua e un maggior flusso d'acqua in litri al minuto.
Alcune ricerche hanno dimostrato che per avere un'azione di raffreddamento dei gas veramente efficace, è necessario che le gocce prodotte dalla lancia che utilizziamo siano almeno di 0,5 mm e che la portata d'acqua alla lancia sia almeno di 250 litri al minuto.
Molti Vigili del Fuoco in Europa pensano che questa tecnica di lancia sviluppata da Giselsson e Rosander negli anni 80, si chiami "pulsing" (tecnica dei colpi di lancia, ndr).
Il problema che si riscontra negli interventi, è che effettuando unicamente i colpi di lancia otteniamo al massimo 150 litri al minuto circa di flusso reale d'acqua alla lancia e, proprio in funzione di questa portata ridotta, avremo delle gocce d'acqua troppo grandi e quindi non abbastanza efficaci.
Per ovviare a questo problema, si è arrivati all'impiego di una nuova tecnica, che riproduce un movimento che potremmo definire di "spazzata" (in inglese sweeping action, ndr) che usa la massima capacità della lancia, la quale viene sempre completamente aperta ad ogni movimento, ricevendo cosi almeno 250-350 litri al minuto di acqua.
Una lancia TFT Ultimatic o una lancia Akron danno sempre 500 litri al minuto secondo il costruttore, ma in realtà i valori reali sono sempre più modesti.
In questo video è dimostrata la tecnica detta in inglese sweeping action (tecnica di spazzata), utilizzando una lancia di concezione moderna.
La lancia è completamente aperta in modo da fornire almeno 300 l/min, condizione necessaria per produrre gocce d'acqua nebulizzata della giusta dimensione. Con questa tecnica, è possibile sfruttare la piena capacità della lancia e di essere così maggiormente efficaci anche in incendi in spazi confinati che interessano locali di dimensioni maggiori.
In questo video, è invece dimostrata la tecnica chiamata pulsing tecnique, (tecnica dei colpi di lancia), sempre con una lancia di concezione moderna.
Questa è la tecnica che fu impiegata maggiormente e largamente pubblicizzata durante gli anni '90 in Svezia e che è ancora attualmente impiegata in molti paesi. Questa tecnica funziona molto bene in incendi di spazi confinati di dimensioni contenute, ma è chiaro, guardando il video, che confrontandoci con incendi di proporzioni più importanti i "colpi di lancia" debbano essere molto numerosi e che l'azione debba durare a lungo prima di riuscire a spegnere le fiamme.
Utilizzando questa tecnica, la lancia non si aprirà mai completamente e riusciremo a raggiungere al massimo 150 l/min; ciò significa ottenere di conseguenza delle gocce d'acqua nebulizzata di dimensioni maggiori.
Meno acqua, con gocce di dimensioni più grandi significa avere una capacità di raffreddamento ridotta.
In certi casi, quando la tecnica di raffreddamento dei gas non risulta appropriata, la capacità di estinzione dell'acqua vaporizzata può essere impiegata.
Questo metodo, che qualche volta viene chiamato "idratazione
indiretta" (dall'inglese indirect hydration, ndr), viene
impiegato quando l'incendio è completamente sviluppato all'interno di uno
spazio confinato, soprattutto se di dimensioni ridotte (situazioni che spesso si
possono trovare negli incendi all'interno di navi o locali sotterranei, ndr) e
se le condizioni non permettono l'ingresso.
I Vigili del Fuoco possono quindi utilizzare le superfici calde nella stanza
orientando il getto d'acqua ad esempio su di un muro o sul soffitto o su
qualunque altra superficie abbastanza larga da permettere di vaporizzare
l'acqua.
Nella realtà, questo sistema risulta abbastanza semplice e si può facilmente
ascoltare un suono sibilante caratteristico, come quando ad esempio si getta acqua
su di un braciere o un radiatore.
Questo metodo può essere impiegato negli attacchi dall'esterno
(o dalla stanza accanto, ndr) o durante la procedura d'ingresso se si decide
che è troppo rischioso avventurarsi all'interno.
Gli operatori, una volta controllata la temperatura, aprono la porta e gettano
acqua all'interno restando nello stesso tempo al riparo dal vapore che viene
prodotto. L'acqua, evaporando, riempirà tutto il volume della stanza e
il vapore stesso raffredderà i gas caldi.
Quest'azione verrà ripetuta fino a che le condizioni saranno sufficientemente
sicure da permettere l'ingresso all'interno del locale interessato
dall'incendio.
Una volta raggiunto il
focolaio iniziale, cioè il punto da cui tutto l'incendio si è
sviluppato, non c'è una tecnica specifica, se non quella di spegnere
materialmente le fiamme che restano, con una quantità d'acqua appropriata,
sempre la minore possibile.
Il concetto importante che non dobbiamo dimenticare è che il rischio maggiore lo troviamo durante tutto il percorso che dobbiamo fare per trovare il focolaio iniziale, a partire dalla procedura di ingresso fino agli ultimi gesti di spegnimento.
E' proprio durante tutto questo percorso che siamo più' esposti ai rischi, proprio perché ci troviamo all'interno di un ambiente le cui condizioni possono cambiare anche repentinamente, …a volte perfino come conseguenza diretta delle nostre azioni.
Johan Jigensted
Traduzione e adattamenti dalla lingua inglese a cura di F.Chiabrera
Revisione testi a cura della Dr.ssa E.Bonicelli
site built with SEEdit PRO